Una finale senza storia, dal primo all’ultimo minuto, terminata con una clamorosa “manita”. Il PSG regola per 5-0 – scarto più grande in una finale a partita unica internazionale – un’irriconoscibile Inter e conquista la prima Champions League della propria storia.
Per bookmaker e addetti ai lavori la formazione transalpina partiva con i favori del pronostico, ma nessuno si aspettava un dominio così eclatante.
È stata la sera di Luis Enrique, perfetto gestore del match sia dal punto vista tattico che da quello psicologico di un PSG sempre padrone del campo. Uno spartito perfetto, con Marquinhos e compagni mai in difficoltà davanti le sortite offensive e i tanto temuti contropiedi di Lautaro e compagni. All’Allianza Arena è arrivato anche il primo “Triplete”, il secondo invece per il tecnico spagnolo, capace di conquistarlo dieci anni prima con il Barcellona.
Ha incantato Desiré Doué, MVP della finalissima di Monaco. Il talento classe 2005, ennesima stella sfornata dal calcio francese, ha siglato una doppietta – la più precoce in una finale Champions – e fornito l’assist per il gol del vantaggio di Hakimi, mostrando un mix di tecnica, velocità e capacità di stare in campo che solo i grandi hanno. Non ha trovato la via del gol, ma “solamente” un assist Ousmane Dembelé, vero trascinatore, una sorta di “allenatore” in campo, capace di dettare quel pressing che non ha mai permesso all’Inter la solita costruzione dal basso. Per il fuoriclasse francese, il meritato premio di miglior giocatore della competizione che lo pone come grande favorito per la conquista del prossimo Pallone d’Oro. Dembelé e Doué sono solo due dei sette calciatori del PSG presenti nella top-11 della Champions League, insieme a Gianluigi Donnarumma, miracoloso dagli ottavi in poi ma praticamente inoperoso in finale, i difensori Hakimi, Nuno Mendes e capitan Marquinhos, con il metronomo Vitinha, vero uomo ovunque, perno fondamentale dello scacchiere tattico di Luis Enrique. Per l’Inter il solo Bastoni tra i migliori undici.
I nerazzurri escono con le ossa rotte in una serata in cui non ha funzionato niente. Netto il divario dal punto di vista fisico, ma anche tecnicamente le due squadre hanno viaggiato su due binari totalmente opposti. Tra i tanti dati che spiegano una notte da dimenticare, il primo tiro in porta arrivato solo al 75’, sul risultato di 4-0, il 31% di possesso palla totale e il fatto che il secondo giocatore nerazzurro per passaggi totali sia stato Sommer, dietro a Bastoni, davvero troppo poco per impensierire un’armata invincibile come il PSG. Questa clamorosa debacle è stata inoltre l’addio di Simone Inzaghi, sempre più vicino all’Al-Hilal. Per lui un addio inglorioso al termine di una stagione che ha visto l’Inter in ballo fino all’ultima partita dell’anno, chiudendo però con “zero tituli”.