Il palcoscenico dei Mondiali 2026 continua a sorprendere con una serie di incontri che raccontano non solo il calcio, ma anche identità, ambizioni e traiettorie diverse, tra squadre di grande blasone e outsider. Tra il 26 e il 27 giugno si giocano sei partite tra sei mondi che si incontrano. Dallo scontro tra due nazionali che ambiscono al titolo finale, come la Norvegia di Haaland e la Francia di Mbappè, a due sfide molto particolari come Senegal-Iraq e Capo Verde-Arabia Saudita. C’è poi una classica come Uruguay-Spagna, un’enigmatica Egitto-Iran e una sfida tra Davide e Golia come Nuova Zelanda-Belgio.
La Francia si presenta come una delle grandi favorite, forte di una tradizione recente, di una profondità della rosa imponente e dell’esperienza internazionale, ma dall’altra parte trova la Norvegia che incarna l’idea di giocatori potenti fisicamente ma anche dal talento emergente: una squadra che punta sull’entusiasmo e su una generazione che ha trovato nei grandi campionati europei la propria palestra. Giocatori come Haaland, stella del Manchester City, o Sorloth e Odegaard sono in grado di trascinare i nordici.
Altra sfida curiosa nel gruppo I è quella tra il Senegal, sconfitto all’esordio proprio dalla Francia, e l’Iraq, battuto nettamente dai norvegesi. Una sfida tra l’intensità africana e la disciplina asiatica: chi avrà la meglio potrebbe ambire al passaggio del turno come migliore terza.
Nel gruppo H c’è poi la sfida tra Capo Verde, capace di fermare le Furie Rosse all’esordio e poi l’Uruguay, e l’Arabia Saudita che ha raccolto sin qui un punto. Ora le due squadre si incontrano in una partita che rappresenta il cuore imprevedibile del torneo e che, in caso di successo di una delle due, potrebbe aprire scenari inizialmente impensabili.
Nell’altra sfida c’è Uruguay-Spagna, un confronto tra identità storiche, con la formazione di La Fuente che si è ripresa con un netto 4-0 rifilato ai sauditi dopo il pari con Capo Verde e punta decisa al primo posto. L’Uruguay ha comunque una tradizione centenaria e porta in campo grinta ed esperienza.
Nel Gruppo G va in scena un interessante Egitto-Iran, sia per le implicazioni tecniche sia per quelle politiche. L’Egitto si affida alla propria capacità di gestire i momenti chiave della partita e punta sulla velocità di Mohamed Salah. E dopo il pareggio con il Belgio e il successo contro la Nuova Zelanda, è convinto di poter approdare ai 16esimi del Mondiale. Ma l’Iran non va sottovalutato, soprattutto dopo il 2-2 all’esordio con la Nuova Zelanda e il pari anche con la squadra di Lukaku.
Dall’altra parte, il Belgio affronta i neozelandesi in una partita che non dovrebbe avere storia, ma la squadra di Garcia non sta riuscendo ad esprimersi al meglio e sarà chiamata a sbloccarsi e vincere se vuole andare avanti.