Dopo il Messico, a cui tocca la partita inaugurale del torneo giovedì 11 giugno contro il Sudafrica, venerdì 12 faranno il loro esordio le altre due nazionali ospitanti dei Mondiali 2026, Canada e Stati Uniti, impegnate rispettivamente contro Bosnia-Erzegovina e Paraguay.

Per il Canada, nel Gruppo B, è la terza partecipazione alla rassegna iridata dopo Messico 1986 e Qatar 2022, entrambe terminate nella fase a gironi. La squadra guidata dal tecnico statunitense Jesse March punta sul sostegno del pubblico di casa per raggiungere una storica qualificazione alla fase a eliminazione diretta. Per la Bosnia si tratta invece del secondo Mondiale, arrivato attraverso il doppio playoff nelle qualificazioni europee, a spese del Galles e dell’Italia di Gennaro Gattuso, entrambe eliminate ai calci di rigore. La prima volta risale a Brasile 2014, quando era già presente il veterano Edin Dzeko, oggi capitano (e recordman di presenze), ma allora già trascinatore di una formazione ricca di talenti. Il cammino dei gialloblù si fermò ai gironi dopo le sconfitte contro Argentina e Nigeria e la vittoria inutile contro l’Iran. Quello di Toronto è il primo confronto tra le due squadre nel massimo torneo calcistico.

Entrambe le nazionali hanno il 4-4-2 come modulo di riferimento. Nel Canada le due stelle sono il terzino/esterno Alphonso Davies del Bayern Monaco e il centravanti della Juventus Jonathan David, sempre da tenere d’occhio nonostante una prima stagione deludente in bianconero, con sole sei reti segnate in 35 partite di Serie A. Davies è reduce da un infortunio muscolare al tendine del ginocchio sinistro, che gli ha fatto saltare gli ultimi impegni della stagione con il Bayern. La sua presenza all’esordio mondiale è quindi in dubbio. Dovrebbe invece essere fra i titolari il centrocampista del Sassuolo Ismael Koné.

In casa Bosnia, Dzeko è inevitabilmente il centravanti boa in attacco, affiancato da Ermedin Demirovic dello Stoccarda. Occhi puntati sul talento del trequartista/ala del Salisburgo Kerim Alajbegovic, già uomo mercato e possibile rivelazione del torneo nelle speranze del ct Sergej Barbarez che, in difesa, si affida agli “italiani” Sead Kolasinac (Atalanta) e Tarik Muharemovic (Sassuolo).

Stati Uniti e Paraguay (Gruppo D) si sono invece già affrontati una volta in un Mondiale. Il confronto risale alla prima edizione del torneo nel 1930: vittoria degli Usa per 3-0 con la tripletta di Bert Patenaude, la prima realizzata nella storia del torneo e finora l’unica per la nazionale a stelle e strisce. L’ultima sfida diretta in assoluto è invece un’amichevole di novembre, con la vittoria degli Stati Uniti per 2-1.

Per la formazione ospitante è la dodicesima partecipazione iridata. Quattro anni fa, in Qatar, raggiunse gli ottavi di finale, venendo eliminata dall’Olanda dopo aver concluso il girone al secondo posto. Il commissario tecnico argentino Mauricio Pochettino, in carica da agosto 2024, deve ancora trovare un modulo definitivo tra 4-2-3-1, 3-4-3 e 3-4-2-1, in una nazionale che punta sulla Serie A con il milanista Christian Pulisic in attacco e lo juventino Weston McKennie a centrocampo. Folarin Balogun, del Monaco, è destinato a essere il centravanti titolare, ma occhio al talento del trequartista/ala Giovanni Reyna del Borussia Mönchengladbach. I favori del pronostico vanno agli Stati Uniti, che contano sul fattore campo a Los Angeles.

Il Paraguay torna invece al Mondiale dopo 16 anni di assenza dall’ultima volta a Sudafrica 2010, quando terminò il girone al primo posto (pareggiando anche 1-1 all’esordio contro l’Italia campione del mondo di Lippi) per poi arrivare fino ai quarti di finale (miglior risultato di sempre) prima che la Spagna, futura vincitrice, fermasse la corsa dell’Albirroja. L’allenatore Gustavo Alfaro ha preso la squadra in corsa ad agosto 2024, quando era a forte rischio di esclusione dal girone di qualificazione, ma ha saputo portarla al sesto posto, l’ultimo disponibile per l’accesso diretto. Una crescita basata su un solido 4-4-2 con il capitano Gustavo Gomez perno difensivo e l’attacco affidato a Julio Enciso dello Strasburgo e Antonio Sanabria del Torino