Alzi la mano chi, dopo l’uscita di Jannik Sinner al secondo turno e il forfait di Lorenzo Musetti per problemi muscolari, avrebbe mai immaginato di vedere – per il secondo anno consecutivo – due tennisti italiani in semifinale. Eppure, il tennis azzurro non finisce mai di stupire: questa volta i protagonisti sono Flavio Cobolli e Matteo Arnaldi, che venerdì pomeriggio (secondo match sul campo Chatrier) si sfideranno per un posto nella finalissima di domenica. Per entrambi, in caso di successo, sarebbe la prima volta nell’atto conclusivo di uno Slam. Un derby azzurro in una semifinale di un Major rappresenta un inedito assoluto nella storia del nostro tennis.

Cobolli e Arnaldi arrivano a questo appuntamento nel bel mezzo di parabole diametralmente opposte. Il romano sta scalando da tempo le posizioni nel ranking ATP, arrivando ormai alle soglie della top 10. Il ligure, invece, dopo aver attraversato il momento più buio della carriera – che lo aveva visto sprofondare fuori dai primi 100 del mondo –, ha cambiato marcia con l’arrivo in panchina di coach Colangelo, svoltando a partire dal trionfo nel Challenger di Cagliari. Prima di questa rinascita, Arnaldi aveva collezionato ben 18 uscite al primo turno su 19 tornei e non vinceva da luglio di due anni fa almeno quattro match consecutivi.
I due azzurri, divisi da un solo anno d’età (classe 2001 Arnaldi, 2002 Cobolli), si sono affrontati due volte in carriera, sempre sulla terra battuta. L’ultima, ironia della sorte, proprio al Roland Garros dello scorso anno, con la vittoria in quattro set di Cobolli. Lo stesso numero di parziali che il romano ha impiegato quest’anno per eliminare nei quarti di finale Felix Auger-Aliassime (numero 4 del seeding), sconfitto in rimonta dopo aver perso il primo set.
La strada di Matteo Arnaldi verso la semifinale è stata invece più imprevedibile. Dopo aver faticato per oltre 17 ore complessive nei primi quattro incontri – un record assoluto di permanenza in campo per approdare ai quarti – il ligure ha beneficiato del ritiro di Matteo Berrettini nel finale del secondo set. Per il “martello” romano si è trattato di un problema all’anca: l’ennesimo stop di una carriera troppo condizionata dai problemi fisici, specialmente nei momenti decisivi.

Dall’altra parte del tabellone, la seconda semifinale vedrà di fronte Alexander Zverev e Jakub Mensik. Il tedesco è l’unico dei quattro superstiti ad aver già giocato finali Slam (ben tre) e proverà ad approfittare delle assenze premature di Sinner e Alcaraz per mettere in bacheca il suo primo Major. Finora “Sascha” ha dominato a Parigi perdendo un solo set: dopo la prova di forza contro il giovane Jodar, liquidato con un netto 3-0, affronterà un Mensik reduce da un quarto di finale giocato a livelli celestiali contro Joao Fonseca. Anche in quel caso è stato un sonoro 3-0 a proiettare il ceco, per la prima volta, tra i migliori quattro di uno Slam. Tra Zverev e Mensik c’è un solo precedente, recentissimo: la battaglia di tre set negli ottavi del Masters 1000 di Madrid, vinta a fine aprile dal tedesco.

Comunque vada a finire, l‘Italia del tennis si gode già la certezza di scrivere una pagina di storia indelebile: domenica, nella finale del torneo, la bandiera tricolore sarà lì a sventolare, cercando di riportare il titolo che manca esattamente da 50 anni, dal successo di Adriano Panatta nel 1976.